La fine dell’anarchismo?
By jvadv on Saturday 14 March 1925, 21:40 - astenzione attiva - Permalink
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Agli appelli, quindi, per un’azione legalitaria e soprattutto elettorale e
parlamentare, hanno costantemente risposto con un reciso rifiuto, convinti che
«gli operai alle elezioni saranno sempre raggirati ed ingannati, che mai essi
arriveranno a mandare in Parlamento i loro compagni, che se anche ne mandassero
uno, o dieci, o cinquanta, questi si guasterebbero o sarebbero impotenti; anzi,
se la maggioranza della Camera dei deputati fosse composta di operai, questi
non potrebbero nulla.
Non solo c’è il senato, la corte, i ministri, i capi dell’esercito, della magistratura, della polizia che si opporrebbero ai progetti di legge della Camera dei deputati, e si rifiuterebbero ad eseguire le leggi per gli operai (come già avvenne), ma anche poi non c’è legge che tenga; nessuna legge può impedire ai padroni di sfruttare gli operai, nessuna legge può imporre ai padroni di tenere aperte le fabbriche e impiegare gli operai a tali altre condizioni, ai commercianti di vendere a tal prezzo, e via» (F.S. Merlino).
In antitesi all’azione elettorale e parlamentare che esige organizzazioni autoritarie e disciplinate, gli anarchici oppongono l’azione diretta del proletariato e l’astensione dalle urne.
L’astensionismo elettorale degli anarchici non implica unicamente un concetto contrario a quello della rappresentanza che l’anarchismo ripudia in principio, implica anche, e soprattutto, un’assoluta sfiducia nello Stato; e questa sfiducia che è nella massa dei lavoratori diffidenza istintiva, è negli anarchici risultato dell’esperienza storica dello Stato e della sua funzione risoltasi in ogni tempo e in ogni paese in un’interessata ed esclusiva tutela dei privilegi delle classi dominanti. E l’astensionismo anarchico ha conseguenze meno superficiali dell’inerzia indifferente onde lo maledicono gli arrivisti del socialismo scientifico. Perché denuda nello Stato la menzogna costituzionale per cui si gabba ai gonzi, come rappresentante di tutta la nazione, riducendolo nei termini caratteristici essenziali di rappresentante, procuratore e gendarme, delle classi dominanti.
LUIGI GALLEANI
