Tolti i preti che non votano in ossequio al non expedit pontificio, tolti gli anarchici che non votano per coerenza politica e qualche mazziniano superstite che ripudia ogni transizione colla monarchia e la vergogna del giuramento, la maggior parte degli elettori diserta le urne per indifferenza od apatia.

D’accordo: ma l’indifferenza, ma l’apatia non sono che una forma larvata della diffidenza e del disprezzo. (…) Lassù se ne inquietano. Essi pensano fin d’ora, i furbi, alla miseria vana e fragile del loro scettro e del loro dominio il giorno in cui i comizi deserti e le urne desolate non raccoglieranno più che il verbo dei latifondisti, dei monopolizzatori dell’industria e dei banditi della borsa e il governo apparirà qual è — meno evidentemente — anche oggi, quale fu, quale sarà sempre, il manutengolo od il gendarme dei grandi ladri in pennacchio, in commenda o in guanti.

Se ne inquietano; inquieta sempre un nemico che operi fuori del piano preveduto, fuori dal raggio d’azione da noi scelto e in cui vorremmo costringerlo, lontano dalla nostra vigilanza e dal nostro controllo. A quale terribile arma confiderà la sua causa il proletario disilluso dal suffragio?

LUIGI GALLEANI "Cronaca sovversiva", 1904