MI VOLAS HALTIGI DE ELEKTI !

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Tuesday 20 April 2010

ELEZIONI 2010: ASTENSIONI IN CRESCITA QUANDO LE URNE SI SVUOTANO, LE PIAZZE DEVONO RIEMPIRSI! D. E.


-> ELEZIONI 2010
Alle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010, le astensioni hanno toccato il 35,8%, pari a circa 15milioni di elettori. I politologi avevano previsto un’astensione attorno al 30%. Per spiegare il forte calo di votanti, i politologi si sono arrampicati sugli specchi e hanno finito per dire solo banalità, dando la colpa al clima politico «avvelenato». Durante la campagna elettorale, sono scoppiati scandali, dove affarismo e sesso hanno offerto uno squallido spettacolo della classe dirigente italiana. Ma non è una novità. Già da tempo, il confronto politico tra la destra e la sinistra ha assunto le forme di una lotta tra bande. E di lotta tra bande si tratta.

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Thursday 6 March 2008

Sul voto

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E’ noto che le varie democrazie instauratesi in gran parte del globo alla fine della seconda guerra mondiale hanno sempre utilizzato in maniera retorica la causa antifascista, o meglio, la vittoria sulle nemica dittatura come fondamenta etiche della propria esistenza. Sono spesso state adoperate immagini e parole il più possibile negative per far capire di essere necessariamente altro da quei regimi, il male da una parte, il bene dall’altra. La medesima operazione è stata portata avanti dopo il 1989 con l’abbattimento del muro di Berlino e la sconfitta del socialismo reale.

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Friday 15 February 2008

per uno sciopero elettorale generale

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«Quando il padrone o la padrona chiamano un servo per nome, nessuno di voi risponda, altrimenti non ci saranno più limiti alla vostra oppressione. E i padroni stessi ammettono che, se un servitore viene quando è chiamato, basta». Jonathan Swift, Istruzioni alla servitù

col cazzo Li sentite? I nostri padroni ci stanno chiamando. Ci stanno dicendo che i prossimi 13 e 14 aprile, per l’ennesima volta, si voterà. Dovremo andare alle urne a mettere una croce sulle nostre aspirazioni, delegandole ad uno dei tanti candidati che ci verranno propinati. Uno qualsiasi, a nostra scelta, tanto non c’è differenza. Chiunque verrà eletto non cambierà nulla della nostra miserabile esistenza su questa terra sempre più inquinata, avvelenata, corrosa. Continueremo a tirare a campare, impoveriti dei nostri sogni e desideri, stremati da una giornata di lavoro, spenti davanti a un televisore acceso. Nel corso degli anni i governi si sono succeduti l’uno dopo l’altro, l’uno dopo l’altro hanno fatto promesse più o meno mirabolanti, l’uno dopo l’altro non le hanno mantenute. Mentre chi abbiamo mandato a scaldare gli scranni del Parlamento gode di immensi privilegi ed ha accumulato sostanziose fortune per sé e la sua famiglia, a noi è rimasto solo di morire in una qualsiasi ThyssenKrupp o di soffocare sommersi dalla spazzatura.

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Friday 1 February 2008

PERCHÉ NON VOTO

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Io non voto. Non ho mai preso parte ad un’elezione e mai lo farò. Per molti l’idea che qualcuno a cui interessa ciò che accade nel mondo rifiuti di votare sembra incredibile. Il senso comune dello Stato democratico ci dice che votare è il modo in cui noi possiamo cambiare le cose e che quelli che non votano sono apatici. È stato anche detto che quelli che non votano non devono lamentarsi.

Ma il senso comune spesso nasconde moltissime supposizioni indiscusse. Questo è certamente vero a proposito dei luoghi comuni sulla democrazia e sul voto. Spero di riuscire, nello spiegare le ragioni per cui non voto, ad indicare alcune di queste supposizioni e a sollevare alcune domande.

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Wednesday 1 May 1996

Dieci pugnalate alla politica

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La politica è l’arte della separazione. Dove la vita ha perso la sua pienezza, dove il pensiero e l’azione dei singoli sono stati sezionati, catalogati e rinchiusi in sfere staccate — lì comincia la politica. Avendo allontanato alcune attività degli individui (la discussione, il conflitto, la decisione in comune, l’accordo) in una zona a sé che pretende di governare — forte della sua indipendenza — tutte le altre, la politica è allo stesso tempo separazione tra le separazioni e gestione gerarchica della separatezza. Così essa si rivela come specialismo, costretta a trasformare il problema irrisolto della propria funzione nel presupposto necessario per risolvere tutti i problemi. Proprio per questo il ruolo dei professionisti in politica è indiscutibile — e tutto ciò che si può fare è sostituirli di tanto in tanto. Tutte le volte che i sovversivi accettano di separare i vari momenti della vita e di cambiare — partendo da questa separazione — le condizioni date, diventano i migliori alleasti dell’ordine del mondo. Proprio mentre aspira ad essere una sorta di pre-condizione della vita stessa, la politica soffia ovunque il proprio alito mortifero.

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Saturday 1 January 1994

Astensionismo

NEL FOSCO FIN DEL SECOLO MORENTE... Un osservatore esterno, capitato casualmente in Italia, cosa si sarebbe dovuto attendere dallo spettacolo offerto dal ceto poli­tico nostrano in questi ultimi due anni ? Come minimo una solle­vazione popolare, le barricate nelle strade, un rifiuto genera­lizzato di tutto quello che consente al regime di continuare a funzionare. E’ talmente evidente lo sfascio morale e materiale del sistema dei partiti parlamentari, dei loro condottieri e dei loro portaborse, talmente generalizzato il meccanismo delle tan­genti da non escludere praticamente alcuno, talmente vergognoso nella sua collusione ininterrotta politica/affari, che ci si sa­rebbe aspettato che dalle piazze si gridasse vendetta, che si im­pugnasse una robusta scopa per fare pulizia. E invece...

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Saturday 1 January 1983

Per un astensionismo sovversivo

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Il meccanismo elettorale non è un semplice aggiustamento della strategia governativa. Esso è, al contrario, uno dei momenti più significativi della strategia repressiva nel suo insieme.

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Monday 1 January 1979

VOTARE? NO GRAZIE!

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Elettore! Pensaci bene prima di votare. Pensa che stai per porre una croce su un simbolo e che con questo atto darai un voto in più a un altro essere umano che, se raggiungerà il quorum di voti necessario, sarà eletto e acquisterà potere e privilegi che tu e noi non abbiamo. Pensa, prima di apporre la croce su quel simbolo, che stai per investire un altro uomo del potere di decidere per te ed anche per noi che non siamo d’accordo. Pensa soprattutto che col tuo voto dai la possibilità ad altri di governare, fare leggi, di imporci la loro volontà con la forza e la prepotenza degli eserciti e delle forze di polizia, se decidiamo di disobbedire.

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Saturday 18 March 1978

Contro lo stato e contro la politica

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Distruggere la politica vuol dire distruggere l’ipocrisia come arte di dominio e di sfruttamento di una classe su un’altra, di un uomo su un altro. Menzogna e verità (molta menzogna e poca verità) s’intrecciano e s’impastano nell’arte più meschina, abietta e dannosa che la classe degli sfruttatori abbia mai saputo inventare: la politica. Dove c’è politica c’è menzogna. Dove c’è politica c’è sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Dove c’è politica c’è partito. Dove c’è partito c’è turpe commercio ai danni degli sfruttati, c’è governo. Dove c’è governo c’è stato. Dove c’è stato c’è una classe di sfruttatori (non molto numerosa) e una classe (molto più numerosa dell’altra) di sfruttati. Dove c’è sfruttamento c’è politica. Il cerchio, così, s’apre e si chiude con la politica. È perché la politica porta direttamente al dominio di classe della borghesia. Un filo d’acciaio inattaccabile dalla ruggine, un intreccio strutturale che regge la prova dei secoli, lega dunque saldamente (ma non tanto da non poter essere tranciato) politica e stato, menzogna e potere, arte di governare e violenza di governanti.

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Thursday 1 January 1970

Se dovessi parlare agli elettori, ecco quanto direi loro :

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Da più di cinquant’anni voi siete in possesso del diritto al voto, e siete nominalmente padroni dei vostri destini; da più di mezzo secolo, voi e i vostri padri, fiduciosi nelle promesse di quei che mendicavano i vostri voti, nominate coloro che credete idonei a legiferare sul vostro benessere e sulla vostra libertà; non vi siete ancora accorti che leggi sempre più numerose s’impossessano sempre più degli atti della vostra vita i quali, fino ad ora, v’erano sfuggiti, di modo che la vostra soggezione è aumentata da quando non avevate che il fucile e la barricata per resister alle usurpazioni del potere.

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Gli anarchici contro il Parlamento

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Gli anarchici restano, come sempre, avversari decisi del parlamentarismo e della tattica parlamentare. Avversari del parlamentarismo, perché credono che il socialismo debba e possa solo realizzarsi mediante la libera federazione delle associazioni di produzione e di consumo, e che qualsiasi governo, quello parlamentare compreso, non solo è impotente a risolvere la questione sociale e armonizzare e soddisfare gli interessi di tutti, ma costituisce per se stesso una classe privilegiata con idee, passioni ed interessi contrari a quelli del popolo che ha modo di opprimere con le forze del popolo stesso. Avversari della lotta parlamentare, perché credono che essa, lungi dal favorire lo sviluppo della coscienza popolare, tenda a disabituare il popolo dalla curva diretta dei propri interessi ed è scuola agli uni di servilismo, agli altri d’intrighi e menzogne. (…)

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Anarchia e Parlamentarismo

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Quello che è contrario ai nostri principi è il parlamentarismo, in tutte le sue forme e tutte le sue gradazioni. E noi riteniamo che la lotta elettorale e parlamentare educa al parlamentarismo e finisce col trasformare in parlamentaristi coloro che la praticano. (…) noi non vogliamo dare a nessuno un mandato legislativo e quindi abbiamo bisogno che il popolo abbia ripugnanza delle elezioni, si rifiuti a delegare ad altri l’organizzazione del nuovo stato di cose, e quindi si trovi nella necessità di fare da sé.

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In periodo elettorale

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Carlo: A me piace ragionare e non domando di meglio che di essere persuaso. Che succederebbe dunque se andassi a votare? Luigi: ma come! Vale la pena di parlare di ciò? Chi fa le leggi? Non sono forse i deputati ed i consiglieri comunali? Dunque, eleggendo dei buoni deputati e dei buoni consiglieri comunali ci sarebbero delle buone leggi, le imposte sarebbero meno pesanti, il lavoro sarebbe protetto, e, per conseguenza ne risulterebbe una diminuzione della miseria.

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Il socialismo in pericolo

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Il socialismo non è più una questione di teoria, ma una questione bruciante che deve essere risolta non in Parlamento, ma in strada, sul campo di battaglia, come ogni altra questione bruciante. (…)

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Il governo

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La forma sotto la quale i primi uomini hanno concepito l’ordine nella Società, è la forma patriarcale o gerarchica, cioè, in teoria l’Autorità, in pratica la Gerarchia (…) La concezione primitiva dell’ordine che discende dal Governo appartiene a tutti i popoli: e se, fin dall’origine, gli sforzi che sono stati compiuti per organizzare, limitare, modificare l’azione del potere, per adeguarla ai bisogni generali e alle circostanze, pure dimostrano che c’era una negazione implicita nell’affermazione, è certo però che nessuna ipotesi antagonistica è stata espressa; lo spirito è ovunque rimasto lo stesso. (…)

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Il governo rappresentativo

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Il governo rappresentativo è un sistema elaborato dalle classi medie per guadagnar terreno rispetto al sistema monarchico, mantenendo nello stesso tempo ed aumentando il proprio dominio sui lavoratori. Il sistema rappresentativo è la forma caratteristica del dominio delle classi medie. Ma neppure i più ardenti ammiratori di questo sistema hanno mai seriamente sostenuto che un parlamento o un corpo municipale rappresenti proprio una nazione o una città: i più intelligenti fra di essi comprendono benissimo che ciò è impossibile.

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da Il sistema rappresentativo

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«Dichiarare un governo rappresentante la pubblica opinione e la pubblica volontà è lo stesso che dichiarare una parte rappresentante del tutto» Carlo Pisacane

Il sistema rappresentativo è un espediente politico mediante il quale la borghesia tenta di realizzare il principio della sovranità popolare senza abdicare ai suoi privilegi di classe dominante.

L’idea della sovranità popolare è riuscita a prevalere, nel suo significato moderno, in seguito alle rivoluzioni del diciottesimo secolo. Prima d’allora, la sovranità risiedeva nel monarca, nelle caste nobiliari e teocratiche, i quali la detenevano e l’esercitavano per diritto di conquista, per diritto ereditario o in virtù di una mistica investitura divina, in ogni caso in virtù della forza bruta.

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Manifesto

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Operai e contadini, ancora una volta il governo chiama una parte di voi a nominare i deputati.

Non ci andate. Coloro che oggi vi adulano, vi carezzano e vi fan mille promesse, ritorneranno a speculare sul vostro sudore e sul vostro sangue. Se davvero codesti signori vi volessero tanto bene quanto dicono, perché non incominciano a lasciarvi la roba vostra? Voi lavorate come bestie, producete tutto, e non avete fame per sfamarvi, non avete tetto sotto cui ricoverarvi; e coloro che tutto vi tolgono, il proprietario che vi ruba il raccolto, il padrone di casa che vi spilla gli ultimi centesimi per permettervi di abitare in un canile, l’industriale che vi lascia intristire accanto ad una macchina e si appropria di quello che producete, vengono qui a parlarvi dei vostri interessi e a domandarvi il voto!

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Votare è lo stesso che abdicare.

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Nominare uno o più padroni per un periodo più o meno lungo, è lo stesso che rinunciare alla propria sovranità. Che diventi monarca assoluto, principe costituzionale o semplice mandatario, il candidato che elevate al trono o alla poltrona sarà sempre il vostro superiore…

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Saturday 14 March 1925

La fine dell’anarchismo?

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Agli appelli, quindi, per un’azione legalitaria e soprattutto elettorale e parlamentare, hanno costantemente risposto con un reciso rifiuto, convinti che «gli operai alle elezioni saranno sempre raggirati ed ingannati, che mai essi arriveranno a mandare in Parlamento i loro compagni, che se anche ne mandassero uno, o dieci, o cinquanta, questi si guasterebbero o sarebbero impotenti; anzi, se la maggioranza della Camera dei deputati fosse composta di operai, questi non potrebbero nulla.

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